MADE IN ITALY: FIRMATO A COLONIA PRIMO ACCORDO “STOPPA FALSI” IN UE

Firmato a Colonia il protocollo d’intesa contro l’Italian Sounding a sostegno della diffusione del vero Made in Italy, firmato da Filiera Italia, Coldiretti, Fiera di Colonia e ICE.

Rapporti sulla diffusione del fake italian nelle principali fiere mondiali di settore,  attivazione di un help desk dedicato agli operatori internazionali che vogliono approfondire  i valori del vero Made in Italy, supporto legale in caso di rilevazione di concorrenza sleale, attività di sensibilizzazione e supporto per i partner che vogliono partecipare a fiere all’estero, messa in atto di attività in collaborazione con ICE per aumentare i visitatori internazionali e professionali alle fiere e renderli consapevoli dei valori di autenticità e distintività del cibo italiano grazie all’apporto di tutta la filiera, a cominciare dal campo.

Un accordo “stoppa falsi” necessario in un momento in cui le nostre eccellenze sono sempre più sotto il tiro incrociato di nuovi protezionismi e della tarocco-mania che vale nel mondo 100 miliardi di euro. Per non parlare degli ultimi dazi imposti dall’amministrazione Trump, che prendono di mira anche le nostre eccellenze come il Parmigiano Reggiano, e che, sotto la spinta dell’industria alimentare statunitense, rischiano addirittura di fare arrivare in Europa le imitazioni dei prodotti Made in Italy più tipici, richiesta che va respinta al mittente e contrastata rafforzando i meccanismi di tutela delle produzioni agricole italiane ed europee contro la diffusione di prodotti Italian Sounding.

Si ricorda infatti che la produzione di Parmesan ha superato quella del vero Parmigiano anche a causa degli accordi di libero scambio siglati dall’Unione Europea come ad esempio quello con il Canada (Ceta)  dove, per la prima volta nella storia, viene legittimato in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola, ma può anche essere liberamente prodotto e commercializzato dal Canada falso Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan.

Il risultato è stato un crollo devastante delle esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano in Canada che si sono ridotte praticamente di 1/3 (-32%) scendendo a soli 1,4 milioni di chili nel primo semestre del 2019, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente mentre al contrario nello stesso periodo il Canada festeggia la produzione di ben 6,3 milioni di chili di falso Parmigiano Reggiano (Parmesan), in aumento del 13% rispetto allo stesso periodo del 2018.

“La lotta al falso cibo italiano anche all’estero per noi è fondamentale – ha affermato nel suo messaggio di apertura la Ministra delle politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova –  Per questo esprimo apprezzamento per l’intesa tutela delle Indicazioni geografiche italiane, che ci aiuta ad informare meglio il consumatore sull’origine, la provenienza e le reali caratteristiche dei prodotti alimentari. Il Ministero che ho l’onore di guidare è particolarmente impegnato a salvaguardare l’autenticità dei prodotti agroalimentari italiani ed a contrastare, in Europa e nel mondo, quelle pratiche commerciali scorrette che colpiscono ingiustamente il ‘Made in Italy’ e le eccellenze dei nostri territori, come dimostrano gli oltre 3.200 interventi di protezione attivati dal nostro Ispettorato Repressione Frodi all’estero e sul web. Nessuno fa più di noi su questo fronte. Dobbiamo continuare a sensibilizzare autorità e operatori sulla gravità di questo vero e proprio furto di identità ai nostri danni”.

“Nel mondo più due prodotti agroalimentari Made in Italy su tre sono falsi senza alcune legame produttivo ed occupazionale con il nostro Paese” ha affermato  il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che si tratta di un fenomeno che “rischia di essere alimentato dalle nuove misure protezionistiche degli Stati Uniti ma anche dagli stessi accordi di libero s cambio siglati dall’Unione Europea che hanno di fatto liberalizzato l’uso del termine Parmesan e di altre importanti denominazioni”. La pretesa di chiamare con lo stesso nome prodotti profondamente diversi è inaccettabile e rappresenta un inganno per i consumatori ed una concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori poiché – ha precisato Prandini – a differenza delle produzioni nazionali Dop le imitazioni non rispettano i rigidi disciplinari di produzione dell’Unione Europea che definiscono tra l’altro, le aree di produzione, il tipo di alimentazione e modalità di trasformazione”.

(Fonte: Coldiretti)